TECH OBSESSED PRIMATES

In futuro gli indossabili tracceranno anche le emozioni, ecco come

So cosa state pensando, quanto segue potrebbe apparire come una provocazione, o una boutade.

Non è così e anzi gli scenari che si apriranno in un futuro molto vicino forse andranno addirittura oltre a quanto ho azzardato nel titolo del post. Se guardiamo al presente e osserviamo con sguardo critico lo stato delle cose nel mondo variegato degli indossabili, ci rendiamo conto che la tendenza che sta prendendo piede in questo ancora confuso mercato è nettamente orientata al controllo delle tantissime variabili che possono influenzare il nostro umore, i livelli di stress o l’uniformità del nostro riposo, piuttosto che i ritmi biometrici.

Gli indossabili, rispetto a qualsiasi altro dispositivo che ha modo di interagire con la nostra quotidianità, hanno l’indubbio vantaggio di  trovarsi in una posizione privilegiata. Sono a contatto con la nostra pelle e da questa possono trarre tante informazioni che algoritmi e criteri di calcolo sempre più complessi possono trasformare in dati leggibili da fornire all’utente.

Un recente studio eseguito da CCS Insight nel Regno Unito e negli Stati Uniti ha rivelato, in modo abbastanza sorprendente, che le persone sono molto interessate alle logiche di tracciamento dei propri bioritmi e dei livelli di stress, oltre che la semplice qualità del sonno notturno.

Questo avviene tramite la lettura e l’interpretazione dei valori galvanici della pelle (GSR, galvanic skin response) che con variazioni di stato continue può segnalare stato d’animo e umore.

Un analista della stessa CCS InsightGeorge Jijiashvili, ha dichiarato:

“Jawbone e Basis hanno già cominciato a utilizzare nei loro indossabili tecnologie per la lettura e l’interpretazione dei valori GSR, in modo da determinare i livelli di sudorazione e la frequenza cardiaca, ma credo che il grande potenziale di questa materia non è stato ancora completamente esplorato. Continuo a credere che l’anno prossimo Fitbit e gli altri principali attori di questo mercato inizieranno a espandere le funzionalità dei propri dispositivi in quest’ottica, con l’aggiunta di sensori di nuova generazione.”

La stessa (ormai defunta) Pebble aveva recentemente integrato nel suo sistema una logica di tracciatura del proprio livello di umore relativa allo stato di affaticamento e stress (o al contrario di benessere) ed è pensabile che appunto FitBit possa continuare su questa traccia vista la recente acquisizione di Pebble ma logicamente espandendo il concetto grazie a nuovo hardware dedicato e a sensori più performanti.

Qualcuno si spinge già a proporre strumenti di misurazione da polso, per esempio il piccolo produttore     37 dregees  che promette di fornire tanti dati, tramite l’applicazione dedicata, utili a interpretare e capire il proprio stato di salute e di forma, in maniera continuativa e nell’arco delle 24 ore.

Si tratta di scenari sicuramente affascinanti che vanno oltre e in direzione diversa rispetto a quanto siamo soliti accostare agli oggetti che chiamiamo smartwatch o smartband.

Sono utili in ogni caso per farci capire quanto potenziale ci sia dietro a un mercato che da una parte fatica ancora a sviluppare numeri importanti ma che ha ancora tanta strada da fare e differenti forme di espressione, non tutte così evidenti e immediate.

Il bello deve ancora venire, ma è giusto dietro l’angolo!

A cura di:

Stefano Ratto

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